Dieta mediterranea: tra cultura e condivisione

tavolata conviviale

Un Patrimonio culturale

 

Chiudiamo gli occhi  e con un po’ di fantasia sediamoci a tavola. Ma non ad una qualunque, a una tavola mediterranea: è piena di buon cibo preparato in casa, servito con l’aiuto di tutti e gustato in allegria, magari tra un brindisi e l’altro.

Ecco raccontata in poche semplici immagini la cultura che ci caratterizza, quella dell’accoglienza, che unisce i modelli alimentari tradizionali di paesi tanto diversi come Italia e Marocco, Grecia e Spagna, Cipro e Croazia, ma che si affacciano tutti sul “Mare Nostrum”.

La convivialità è uno degli elementi fondanti della Dieta Mediterranea, riconosciuta come Patrimonio Culturale e Immateriale dell’Umanità. Secondo l’Unesco, la dieta mediterranea infatti

promuove l’interazione sociale, poiché il pasto in comune è alla base dei costumi sociali e delle festività condivise dalla comunità, e ha dato luogo a un notevole corpus di conoscenze, canzoni, massime, racconti e leggende”.

tavolata conviviale
condivisione cibo

Mangiare tutti alla stessa tavola, e condividere il cibo ha un grandissimo valore: quello di proteggere e favorire scambi e connessioni sociali.

Da sempre, tra i popoli del Mediterraneo i pasti hanno anche un’importanza simbolica: condividendo un pasto, non è solo funzionale al nutrirsi, ma rafforza il fondamento culturale delle relazioni interpersonali, garantendo così l’identità e la continuità della comunità.

Non per nulla, la parola “compagno” deriva dal latino cum-pani, ovvero “dividere il pane con”. Il cibo è sinonimo di amicizia, è il desiderio di stare con gli altri condividendo qualcosa di sè stessi.

Un modello consolidato nei secoli

Quando si parla di Dieta Mediterranea non si indica un modello che misura calorie, chili e centimetri. È molto più di una dieta: è un modo di vivere, uno stile di vita.

Fu il nutrizionista statunitense Ancel Keys – l’inventore della “razione K” – a scoprirla, e dimostrarne l’efficacia in maniera scientifica.

Negli anni ’50 Keys si trasferì a Napoli e iniziò una serie di analisi su migliaia di maschi adulti tra i 39 e i 59 anni di età: ebbe così l’intuizione di una correlazione tra malattie cardiovascolari e abitudini alimentari. Il modo di vivere delle popolazioni del Mediterraneo contribuiva al loro benessere, ed era basato non soltanto sul regime alimentare, ma anche su abitudini e comportamenti, tanto che Ancel Keys non parlò mai di dieta ma di “Mediterranean Way of Life”.
a tavola con il telefono
a tavola con il cellulare

Alla ricerca della convivialità perduta

 

Le cose stanno cambiando con le nuove generazioni: per molti giovani il pasto è un semplice bisogno fisico; spesso si mangia davanti alla TV, o davanti lo schermo di un tablet o smart phone.

Oggi a tavola si ha fretta: si deve tornare al lavoro o a chiudersi nella propria stanza per controllare notifiche, o studiare.

Oppure bisogna stare in silenzio, per sentire meglio cosa dice la televisione.

La forma più frequente di condivisione del proprio pasto è attraverso il social network, per espandere la propria tavola nella comunità virtuale, piuttosto che con chi si ha accanto.

Un vero peccato. Anche perché, tra le altre cose, la convivialità a tavola è un elemento importante per la prevenzione dei disordini alimentari, così tanto diffusi tra le nuove generazioni.

Plutarco diceva: “non ci si siede a tavola per mangiare. Ci si siede a tavola per mangiare insieme”.

Perdere questo momento di accoglienza e ritrovo significa rinunciare a una parte della cultura e dell’identità mediterranea, che punta al benessere delle persone e della collettività.

Recuperiamolo!

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