Pane e convivialità

Donne che fanno pane

Quando si parla di Mediterraneo sopraggiunge rapida l’immagine di un cristallino sciabordare di acque che lambiscono scogli e sabbia.

Magari il suono di quelle onde ci fa pensare all’estate che è passata, con l’odore di mirto e di iperico e il sole che verticale trova strada fra i folti rami dei pini marittimi, magari è il prossimo desiderato viaggio che stiamo per compiere: un affastellarsi di rocce che talvolta diventano scogli, sempre leggermente tiepide anche quando l’estate è lontana.

Pur non esplicita, il termine “mediterraneo”, ossia medi in mezzo terrae alle terre, presuppone un’altra parola: Mare.

L’idea della mediterraneità non è però solo legata a una realtà geografica che coinvolge caratteristiche climatiche, realtà produttive, organizzazione degli spazi abitati. Il concetto di mediterraneo si definisce soprattutto per una visione culturale che abbraccia interi Paesi, toccando anche quelle parti in cui il mirto e pini marittimi non potrebbero crescere, andando al di là dei confini di influenza di quel “mare nostrum” tanto caro ai latini.

Impasto pane

Alla base della cultura mediterranea c’è soprattutto un modo di intendere la vita e questo significa, anche e soprattutto, un modo di pensare il cibo e il suo ruolo nella propria esistenza. Uno sguardo sul cibo con radici antichissime: l’appellativo di Mezzaluna Fertile, guadagnato diecimila anni, coincide in buona parte con le coste e l’aria di influenza del mare Mediterraneo.

Parliamo dei primi popoli stanziali, degli albori dell’agricoltura e della cultura gastronomica mediterranea e la domesticazione di alcuni cereali fondamentali: l’orzo e poi il farro e il grano. Quando l’umanità inizia a creare il proprio cibo.

Le antiche civiltà tuttavia non si limitano a creare il proprio cibo attraverso la pratica agricola, iniziano anche a trasformarlo, a renderlo un elemento in cui riconoscere sé stessi in quanto uomini emancipati dal uno stato ferino.

bruschette

La scoperta della lievitazione e l’arte della panificazione risale agli egizi. Da loro si diffuse in Israele e poi ai Greci, che la perfezionarono, riuscendo a creare decine di diversi tipi di pani.

Poi i Romani ne appresero la lavorazione e la affinarono ulteriormente, arrivando ad aprire più di 200 forni pubblici.

Il Pane ha attraversato anni di storia, accompagnando popoli e culture diverse come qualcosa di più di semplice nutrimento. 

È un simbolo, un valore culturale, scandisce lo scorrere delle stagioni, il lavoro dei campi e le sue fasi, come pure i cicli della vita e i riti di passaggio nelle diverse civiltà, assumendo un valore antropologico. Si fa offerta votiva in diverse religioni. È l’alimento conviviale per eccellenza, il simbolo dell’unità familiare. Il gesto di spezzarlo e condividerlo unisce e affratella, non a caso, la parola compagno deriva dal latino ”cum panis”, ad indicare persona con cui si condivide il pane. E numerose sono le tradizioni che i diversi popoli legano a questo alimento.

Tante storie e tanti pani. Pani bassi e non lievitati, pani alti con grandi e croccanti croste, pani di tutte le forme, pani pensati per durare a lungo e attraversare con le barche quel Mar Mediterraneo, pani liquidi simili a polente, pani della festa ripieni ad esempio di frutta secca, pani sacri che diventano simbolo di corpi divini.

Tanti pani che raccontano tante storie, ma che un elemento comune sempre le racconta: il pasto come evento conviviale e il pane che su quelle tavole non manca mai.

tavola con pane

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